Spagna 2021

Aggiornamento: 7 giorni fa


Il diario di viaggio del tour parrocchiale in Spagna lo scorso settembre...

IMPRESSIONI DI VIAGGIO

MONASTERI REALI e CITTA’ MONUMENTALI DELLA SPAGNA

28 settembre 5 ottobre 2021


Siamo alla fine della terza ondata della pandemia e Don Maurizio con il suo consueto tempismo animato dalla sua incrollabile volontà di viaggiare, ci prospetta questa tornata di monumenti spagnoli collocati in uno spazio temporale dal XIII al XVII secolo. Non si poteva fare altro che accettare la proposta presentata con la certezza che l’aspettativa sarebbe stata sicuramente ben ricompensata.

L’itinerario prende l’avvio dalle regioni della Comunidad de Madrid, Castilla la Mancha, Extremadura, Castilla Leon, tutte regioni di un grandissimo interesse storico, artistico, culturale che hanno visto il sorgere sul loro territorio di monumenti religiosi e civili di straordinaria bellezza.

Alla fine del medioevo gli ordinamenti politici dei due maggiori regni Castilla e Aragona, erano ormai consolidati sotto il governo dei “Re Cattolici” Isabella di Castilla (1451-1504) e Ferdinando d’Aragona (1452-1516), il cui matrimonio (1469) portò a un’unione personale dei due regni, preludio all’unità nazionale della Spagna. Sotto la loro ferma autorità gli ordini militari e i nobili furono sottomessi alla Corona e l’Inquisizione fu riorganizzata a servizio sia della Chiesa sia dello Stato.

Alla morte di Isabella la cattolica, la corona di Castilla passò alla figlia Giovanna la Pazza, mentre il regno d’Aragona rimase sotto il dominio di Ferdinando; l’unificazione della Spagna sotto un’unica corona fu compiuta da Carlo (figlio di Giovanna la Pazza e di Filippo il Bello) che nel 1516 dopo la morte di Ferdinando il Cattolico, depose la madre e unì la Castilla e l’Aragona, divenendo così re di Spagna col nome di Carlo I.

Lasciamo la storia che peraltro è sempre maestra di vita e attraverso il suo divenire si comprendono tutti gli eventi umani, e iniziamo il nostro tour attraverso l’esteso altopiano interno spagnolo denominato la Meseta, viaggiando sulla scorrevole rete autostradale della Castilla; ed eccoci a Aranjuez cittadina appartenente alla Comunidad de Madrid sul fiume Tago, immersa in un’oasi rigogliosa di verde.



Accompagnati dalla guida parlante italiano, peraltro non particolarmente esaustiva nell’esposizione, visitiamo i giardini del Principe che si estendono per un lungo tratto lungo la riva sinistra del Tago seguendo le sinuosità dei suoi meandri; sono ricchi di vegetazione varia e a volte rara, con bei viali inframezzati da elaborate fontane ricreanti giochi d’acqua che richiamano alla nostra formazione italica, le spumeggianti fontane di Tivoli.

Nel pomeriggio dopo un pranzo a base di cibi locali ben cucinati, visitiamo il Palacio Real costruito sotto Filippo II (1561) e successivamente rimaneggiato più volte, pur mantenendo un autentica unità stilistica. Il Palazzo a forma di ferro di cavallo, presenta sul frontale due profonde ali avanzanti e una facciata classicheggiante, racchiudendo nelle sue numerose stanze saloni, gallerie, opere d’arte, raccolte di porcellane e dipinti eseguiti da vari pittori dell’epoca. All’esterno dietro la parte centrale del palazzo, si estendono lungo le rive del Tago, bellissimi giardini alla francese, chiamati Partèrre.

Ormai la giornata si avvia al suo epilogo e risaliti sul bus si parte alla volta di Toledo capitale della Castilla la Mancha, sede arcivescovile il cui titolare è primate di Spagna.

La città sorge su un’altura circondata per tre lati dall’alveo incassato del Tago; famosa per le sue manifatture di armi e sete durante l’epoca moresca con migliaia di operai, oggi ha industrie di limitata importanza ad eccezione di una fabbrica di armi, le famose lame di Toledo, ed è essenzialmente un centro turistico.



Conquistata dagli arabi divenne sotto la dinastia degli Ommayyadi, una città prosperosa ornata da bei palazzi e con una cultura e un’economia florida. Dopo un lungo assedio da parte dei castillani (1085) Alfonso VI di Leòn e di Castilla entrò in Toledo facendone la sua capitale e il principale centro della Reconquista, (termine spagnolo introdotto nel 16° sec. all’epoca dei Re Cattolici, per indicare le guerre che questi combatterono contro gli Arabi). Per secoli fu centro della vita politica e religiosa della Spagna fino quando Filippo II trasferì la capitale a Madrid(1560).

La città è dominata dall’imponente mole quadrilatera dell’Alcàzar , costruita come fortezza da Alfonso VI al tempo della Reconquista; incendiato più volte fu sempre restaurato e verso la fine del secolo scorso divenne sede dell’Accademia di Fanteria. Non posso dimenticare la vista di sera della città tutta splendente di luci da un punto di osservazione sito sulla circonvallazione non lontano dal Puente de San Martin.

La visita della città ha preso le mosse dalla piazza Zodocover centro della vita cittadina, circondata da portici e dominata alta sulla collina, dalla mole dell’Alcàzar; continuando lungo il calle de Commercio ricco di negozi di artigianato locale, raggiungiamo la Plaza de l’Ayuntamiento centro religioso e amministrativo della città. Entriamo nella Cattedrale grandioso edificio di architettura gotica con la facciata tripartita da contrafforti tra cui si aprono tre portali ornati di statue. Per meglio capire le pregevoli sculture che impreziosiscono le facciate degli edifici religiosi, si deve introdurre il concetto di gotico-plateresco cioè quello stile artistico fiorito in Spagna nel XV e nel XVI secolo, consistente in uno stile architettonico molto ornato composto a imitazione dei lavori di argenteria, da cui proviene il nome di plateresco.

Sulla sinistra della facciata si leva la magnifica torre di 90 metri a cinque piani terminante in cima da un tiburio ottagonale a pinnacoli, splendidamente illuminato alla sera da luci policrome che ne esaltano lo slancio architettonico e ne fanno un punto di osservazione indimenticabile. L’ingresso abituale immette nel chiostro gotico a pianta quadrata con portico terreno a grandi arcate, impreziosito alle pareti da scene di Vite di Santi dipinte nel 700. Nella navata mediana al centro troviamo il Coro delimitato da un recinto racchiudente all’interno preziosi Stalli intagliati e tre grandi leggii; segue il Prebiterio o Capilla Mayor chiusa da una grande cancellata (la più bella della Spagna). Sull’altare il colossale Retablo gotico fiammeggiante in legno intagliato dorato e policromo.

Ricordo che in Spagna e in tutto il mondo spagnolo d’oltre mare, a differenza delle nostre cattedrali, dove l’altare maggiore è generalmente sovrastato da pale lignee dipinte o da statue della Vergine o da elementi architettonici in materiali preziosi, l’altare maggiore culmina solitamente con un grande Retablo ligneo a scomparti sia in rilievo che dipinti.

Non si può lasciare la visita della cattedrale senza entrare nella sala Capitular con magnifico soffitto mudéjar-rinascimentale e ornata alle pareti da affreschi riproducenti scene della Vita di Cristo, l’Inferno il Purgatorio e il Paradiso.

Proseguiamo visitando la chiesa di Santo Tomé che racchiude al suo interno il celebre capolavoro di El Greco “L’Entierro del Conte de Orgaz”, dipinto su tela realizzato nel 1586. Raffigura i funerali del Conte di Orgaz, dignitario di Toledo talmente devoto che a seppellirlo non sono due preti qualunque, bensì Santo Stefano e Sant’Agostino. L’opera, dalla sua esecuzione è sempre rimasta nella chiesa di Santo Tomé ed è diventata l’opera più celebre di El Greco, ammirata copiata e citata da moltissimi pittori tra i quali Picasso.

Noi diremmo “vaut le voyage” per giustificare la valenza dell’opera di El Greco come unico motivo per andare a Toledo senza vedere altre opere all’infuori di questa.

La visita di Toledo continua sempre più a stupirci con i suoi monumenti, testimonianza di un passato glorioso e oserei dire, usando un’espressione molto attuale, multietnico con tutti i limiti imposti allora dalla presenza dell’inquisizione.

Ed eccoci nella Sinagoga del Transito, la più grande di Spagna, costruita nel 1357 da Samuel-ha-Levi, quale esempio più importante di arte ispano-ebraica. Il complesso è costituito da una Gran Sala di preghiera decorata da elementi in stile mudéjar, con bei motivi geometrici e floreali, e iscrizioni arabe ed ebraiche.

Siamo davanti alla Puerta del Sol la più importante delle porte toledane, simbolo della città dopo l’Alcazar, opera di architettura moresca del XIV secolo. La porta che si apre con un’arcata a ferro di cavallo, è racchiusa da una torre semicircolare e da un bastione rettangolare, entrambi di splendida fattura; la attraversiamo e saliamo verso un piccolo edificio il “ Cristo de la Luz”, costruito anteriormente alla riconquista cristiana; è un’antica moschea araba eretta nell’anno 980, successivamente trasformata in chiesa cristiana con l’aggiunta di un corpo absidale mudéjar. L’esterno si presenta con archi che risentono l’influenza della grande moschea di Cordova. L’edificio è a pianta quadrata, quattro colonne sormontate da capitelli dividono l’interno in nove compartimenti, ognuno dei quali è coperto da una volta. Un vero gioiello di architettura islamica !!!

Per completezza di informazione, ricordo che ci fu anche la visita alla Chiesa di Santa Maria la Bianca, alla quale però non partecipai per motivi di tempo.

Al mattino successivo si parte per la visita al Real Monasterio de Nuestra Senora de Guadalupe, piccola cittadina dell’Estremadura a circa m 640 s.l.m., in bella posizione sui pendii orientali della omonima sierra.



Famoso monastero fondato nel 1340 da Alfonso XI re di Castilla dopo aver vinto i Mori nella battaglia del rio Salado. La basilica contiene la venerata immagine della Madonna di Guadalupe patrona della Spagna; è costituito da un vasto complesso di edifici che comprendono il più grande chiostro mudéjar di tutta la Spagna. Vi si accede salendo una maestosa scalinata e superate le imponenti porte in bronzo si entra nella basilica a tre navate gotiche, tutta edificata in pietra bianca di granito. La Cappella Maggiore o presbiterio culmina con un grandioso Retablo realizzato in legno di notevole bellezza che racchiude la venerabile immagine di Santa Maria de Guadalupe. L’immagine della Madonna è costituita da una piccola statua scolpita in legno di cedro policromo da un autore sconosciuto; è una scultura del secolo XII rappresentante la Vergine seduta con in grembo il suo Figlio. E’ un’immagine semplice di ispirazione bizantina Theotòkos (Madre di Dio ). Noi la vediamo avvolta in un preziosissimo tessuto ricamato sormontato da una corona e da una aureola, che tiene nella mano destra il bastone regio e sostiene con la sinistra il Figlio benedicente.

La devozione guadalupense si estese rapidamente in tutto il mondo allora conosciuto e soprattutto nei territori d’oltremare a seguito delle grandi scoperte ad opera dei navigatori europei al servizio dei Re di Spagna e del Portogallo.

Ricordo ancora che il monastero di Guadalupe oltre al complesso basilicale di cui ho già detto, ricomprende varie opere sia architettoniche che artistiche quali il museo dei paramenti sacri, il museo dei libri miniati, il museo di pittura e scultura, la Sacrestia con alle pareti tele di Francisco de Zurbaràn, e non ultimo il Camarin, splendida costruzione barocca.

Proseguendo il cammino dopo un tipico pranzo a base di piatti locali accompagnati da un vino rosso “Cune” Crianza 2016 della zona di Rioja, giungiamo a Trujillo cittadina medievale all’estremità nordoccidentale della Sierra de Guadalupe. Vi nacquero ben tre esploratori delle Americhe: Francisco Pizarro, scopritore e conquistatore dell’impero Incas; Francisco de Orellana, conquistador che diede il nome al Rio delle Amazzoni; Hernando de Alarcòn, che risalì il Colorado.

L’amplia piazza Mayor è contornata da antichi palazzi nobiliari con arcate e logge e al suo centro troneggia la statua equestre di Pizarro. Salendo verso la Puerta de san Andrés si incontra il palacio de los Escobares, una casa gotica e si arriva a Santa Maria Mayor chiesa romanico-gotica a tre navate con nervature stellari e tribuna rinascimentale; all’interno oltre alla tomba di Francisco Pizarro e di altri conquistadores vi è sull’altare, un bellissimo retablo ligneo raffigurante scene della vita di Cristo.

La giornata termina con l’arrivo a Càceres, capoluogo di provincia e più importante città dell’Estremadura situata su una collina a sinistra del Tago e per la sua bellezza degli edifici dichiarata Città Patrimonio dell’Umanità

E’ ormai sera con le luci del tramonto dai colori tenui e dopo aver percorso un breve tratto di strada, ci troviamo immersi nella Placa Mayor che lentamente dopo il calar del sole riemerge nella sua bellezza illuminata a giorno, circondata da palazzi medievali, le mura della città vecchia, l’ayuntamiento il Comune, e la chiesa di Santiago.

Il mattino seguente visitiamo il centro storico di Càceres iniziando da Plaza de Santa Maria circondata da dimore, palazzi rinascimentali e chiese coronate da nidi di cicogna. Camminando sulle sue vie acciottolate ci troviamo di fronte al palacio episcopal rinascimentale, al palacio de Ovando in stile gotico-rinascimentale, alla residenza dei re cattolici la casa de los Golfines de Abajo in stile plateresco, fino alla chiesa neoclassica di San Francisco Javier con le sue bianche torri.

Lasciata Càceres ci dirigiamo verso la valle del Jerte alla volta del monastero de San Jeronimo de Yuste, una vera “chicca” !!!. Il complesso è situato nel piccolo villaggio chiamato Cuacos de Yuste immerso nel verde tra alberi di ciliegio e cipressi; fondato nel 1400 dai monaci dell’ordine di San Gerolamo, è costituito dalla chiesa tardogotica con ai lati bellissimi chiostri platereschi a due ordini di arcate, e da una piccola costruzione costituente l’appartamento dove si ritirò Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, dopo aver abdicato alla corona spagnola in favore del figlio Filippo II. Carlo V aveva intenzione di dedicare il resto della sua vita alla preghiera in questo monastero dove visse fino alla sua morte nel 1558. Fu sepolto nella chiesa del monastero e successivamente i suoi resti furono trasferiti nel monastero dell’Escorial.

Oltre all’importanza del sito dato dalla presenza nei tempi passati dell’imperatore Carlo V, il luogo ha un fascino particolare sia per la sua conservazione in maniera molto accurata, sia per la sua posizione geografica fuori dai soliti itinerari turistici.

Dopo una giornata di visite a monumenti insoliti e per lo più sconosciuti ma molto importanti per capire lo spirito del viaggio, arriviamo a Plasencia cittadina situata nella comunità autonoma dell’Estremadura a m.350 di altitudine lungo le sponde del fiume Jerte, punto strategico della Via dell’Argento. Fu fondata dai Romani e successivamente fino all’XI secolo fu abitata dagli arabi per essere poi liberata da Alfonso VIII che la riconquistò. La città è cinta da una doppia cintura muraria che racchiude bei palazzi, case nobiliari e importanti costruzioni religiose.

La Cattedrale di Santa Maria è un complesso organismo formato da due costruzioni distinte, una edificata alla fine del XIII secolo in stile romanico-gotico detta Catedral Vieja o chiesa di Santa Maria, l’altra in stile rinascimentale iniziata nel 1498 detta Catedral Nueva. L’insieme dei due edifici ne fanno una costruzione imponente e grandiosa che domina l’abitato circostante con il suo tipico intrico di viuzze, piccoli slarghi, bassi portici.

La facciata della Catedral Vieja de Santa Maria di modesta importanza è ornata da un bel portale romanico sormontato da una Annunciazione e un rosone decorativo a forma di stella. L’interno è a tre navate con pilastri di struttura romanica e con archi e volte ogivali. Il chiostro contiguo ha nel centro una fontana gotica. La Catedral Nueva ha due facciate in stile rinascimentale plateresco di cui la principale è divisa in quattro sezioni ed è una vera e propria pala d’altare di pietra. L’edificio è coronato da pinnacoli balaustre e lanternini di mirabile fattura; al suo interno tre navate di uguale altezza stupiscono per lo slancio degli alti pilastri e per le nervature a rose e stelle delle volte; la pala d’altare di stile barocco, è in legno policromo e presenta vari dipinti. Il coro è coronato da una statua della Beata Vergine e conserva all’interno gli splendidi stalli gotici del coro precedentemente situati nella cattedrale vecchia. Vi è anche un grande organo in stile plateresco e barocco.

Lasciata Plasencia cittadina nell’Estremadura, ci dirigiamo verso Ciudad Rodrigo nella Castilla y Leòn situata su una collina a destra del fiume Agueda. Data la sua posizione geografica vicina al confine con il Portogallo, divenne una piazzaforte di frontiera cinta da mura più volte rimaneggiate nel corso dei secoli. Invasa dagli Arabi nel 700 d.C. fu riconquistata da Alfonso I delle Asturie; successivamente a seguito di alterne vicende la città tornò agli Arabi per poi passare sotto i Franchi di Teobaldo venendo ogni volta distrutta per essere poi rifatta. Ferdinando II re di Leon fu l’autentico restauratore della città che la fortificò cingendola di mura a difesa del suo regno da suo suocero Alfonso I del Portogallo.

L’edificio più importante è la Cattedrale di Santa Maria iniziata in forme romaniche e terminata in forme gotiche; sorge all’ingresso della città appena superate le mura. La facciata principale è una raffinata opera in stile gotico, sopra l’arco centrale una teoria di statue rappresentanti i dodici apostoli. L’interno è a tre navate, coperte di volte a vela, con un transetto appena rialzato e tre absidi semicircolari. L’attiguo chiostro gotico-plateresco è impreziosito da finestre di rara bellezza. Proseguendo verso il centro cittadino arriviamo nella Plaza Mayor circondata da bei palazzi dell’epoca e impreziosita in un angolo dall’inconsueto Ayutamiento a forma di elle con portico loggiato e torri cilindriche, eretto nel XVI secolo. Non lontano all’angolo tra due vie si trova la casa de los Vazques del XVI secolo sede delle Poste; l’edificio ha l’aspetto di una prua di nave che sembra prendere il largo uscendo in mare aperto.

Ma ormai il tramonto con i suoi tenui colori ci riporta sull’autobus che si avvia in direzione di Salamanca capitale del Leon, uno dei centri storici ed artistici più importanti di tutta la Spagna.



Situata a 798 m. di altezza la città si sviluppa ad anfiteatro su tre colline lungo la riva destra del fiume Tormes affluente del Duero, l’importante fiume che attraversa prima di sfociare nell’oceano atlantico, la città di Porto.

Attraversato il Paseo de Carmelitas uno dei grandi viali circolari che racchiudono la città vecchia, si arriva alla chiesa del convento delle Agostiniane, a croce latina con una sola navata e coperta da una grande cupola; all’interno vi sono numerose tele di pittori italiani. Di fronte alla chiesa si trova il palazzo di Monterrey, monumento in stile rinascimentale e plateresco che non fu compiuto restando solamente un’ala di tre piani con due torrioni agli angoli. La visita guidata dell’edificio, ora di proprietà dei duchi d’Alba, è stata molto interessante sia per gli arredi d’epoca, sia per l’atmosfera quasi familiare che aleggiava nelle varie stanze.

Ed eccoci nella monumentale Plaza Mayor il centro della città, una delle più eleganti piazze barocche spagnole, circondata da portici di edifici uniformi intervallati sul lato nord dalla grandiosa facciata della casa Consistorial, il Municipio, con la grande lanterna con le tre campane. A seguire troviamo la Casa de las Conchas (Casa delle Conchiglie), costruita verso la fine del 1400, edificio in stile gotico plateresco, con la facciata ornata da conchiglie simbolo dell’ordine di San Giacomo di Santiago di Compostela; sulla facciata è presente lo stemma dei Re Cattolici Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia, artefici dell’unificazione della Spagna. All’interno conserva una grande biblioteca pubblica.

Arriviamo nella zona più monumentale della città vecchia dove sono situati i complessi delle due cattedrali e dell’Università. La Catedral Vieya iniziata nel XII secolo, ha tre navate, con absidi, il transetto con sovrastante tiburio noto col nome di “Torre del Gallo”, e con all’esterno ordini di arcate e guglie; il tutto formante un insieme di “ tradizioni bizantine, musulmane, e occidentali, in cui si insinua il gotico”. La Catedral Nueva di Santa Maria dell’Assedio, iniziata attorno al 1500 e terminata dopo circa 200 anni, all’esterno si presenta grandiosa con la facciata slanciata in stile gotico a tre archi riccamente decorati, un transetto, pinnacoli e balaustre a coronamento delle parti superiori. Il caldo colore ocra del materiale della costruzione esalta ancor più la bellezza dell’opera che per nostra fortuna si stagliava nitidamente con i suoi contorni su un cielo azzurro tersissimo. L’interno luminoso e imponente è a tre navate a croce latina; al centro della navata principale è collocato il Coro dei Canonici; all’incrocio della navata centrale con il transetto, si trova la Cupola, maestosa costruzione che ne esalta la prospettiva esterna. La Cattedrale possiede 18 Cappelle, presenti sulle pareti esterne delle navate laterali e nelle absidi. Ricordo per la loro bellezza, la Cappella d’Oro, la Cappella del Cristo delle Battaglie, la Cappella di San Clemente e le Sagrestie,

Sul retro della Cattedrale in un silenziosa piazzetta con al centro la statua del poeta fray Luis de Leon, vi è l’ingresso principale della famosa Università di Salamanca, una delle più celebri e gloriose del mondo, la più antica di Spagna, fondata nel 1218 da re Alfonso IX di Leon. Si deve a questa Università e ai suoi maestri che con le molteplici e feconde traduzioni dall’arabo, divulgarono e trasmisero la cultura araba alla civiltà occidentale.

Superato il portale plateresco, sotto le gallerie del patio, si aprono le antiche sale di studio riccamente arredate, con ancora l’antica “catedra”, il pulpito per il professore e i banchi per i membri dell’università. Preziosi quadri alle pareti, arazzi, oreficeria varia, arricchiscono le aule, infondendo nel visitatore un timore reverenziale verso la tradizione culturale dell’epoca medievale e poi rinascimentale.

Non si può lasciare Salamanca senza fare una visita al convento domenicano di Santo Stefano Monumentale con la sua facciata simile ad un autentico arazzo in pietra di stile plateresco incorniciato in un grande arco diviso in tre sezioni sovrapposte. L’interno della chiesa a croce latina ha una sola navata, gotica, piena di luminosità; la pala dell’altare in stile barocco è a tre corpi dalle proporzioni perfette e mette in risalto il Mistero Eucaristico del Tabernacolo Centrale, il tutto coronato da un quadro riguardante il martirio di Santo Stefano. Il complesso è composto anche dalla sala Capitolare a pianta rettangolare, dalla Sagrestia e da un fantasioso Chiostro gotico all’interno e plateresco all’esterno, con grandi pilastri decorati.

La mattina seguente si parte per Avila città della Castilla y Leon, racchiusa da una cinta muraria medievale intatta, con oltre 80 torri turrite semicircolari e otto porte. E’ situata a 1130 m. sul livello del mare in una zona rocciosa sulla sponda destra del fiume Adaja affluente del Duero.


Prima di entrare nella città attraverso la grandiosa Porta turrita di San Vincenzo, visitiamo l’Omonima chiesa sita appena fuori le mura. La basilica è un insieme di elementi romanici e gotici, frutto della sua costruzione in tempi diversi. La facciata chiusa fra due torri diseguali nell’altezza, si apre su un gran arco con un portale gemino strombato impreziosito da statue degli Apostoli. All’interno a tre navate si ammira il sarcofago di San Vincenzo e delle sorelle, meravigliosa opera della scultura romanica, sormontata da un baldacchino gotico; sull’altare maggiore vi è un imponente retablo in legno d’orato di mirabile bellezza. Il complesso all’esterno è ingentilito da un elegante portico gotico con colonnine che creano delicati giochi di luce.

Oltrepassata la porta principale della città arriviamo sul fianco sinistro della Catedral del Salvador, la più antica cattedrale gotica della Spagna. L’esterno si presenta come una grande fortezza in cui la facciata è stretta tra due torri che incorniciano un portale plateresco. Da segnalare la grandiosa abside semicircolare della Cattedrale costituita da un massiccio bastione inglobato nel giro di mura, coronato da cammino di ronda. L’interno con pianta a croce latina è a tre navate di cui la centrale molto elevata. L’immenso coro si trova di fronte all’ingresso, rendendo difficoltosa la visuale delle navate. Seguono varie cappelle dedicate alla Vergine della Pietà, a San Pietro, San Raffaele, San Nicola e altri Santi, tutte adorne di statue e tavole dipinte. Da notare che la parte più antica della cattedrale è distinguibile per l’uso di una pietra locale a macchie rosse. Il grande retablo dell’altare maggiore diviso in altezza in tre ordini, è di grande interesse. Infine nel chiostro gotico rinascimentale, di elegante fattura, si apre la capilla del cardenal Cisneros chiusa da una stupenda cancellata.

Ad Avila nacque nel 1515 Teresa Sanchez de Cepeda Davila che diventerà la più grande santa di Spagna. Entrata nel Carmelo de la Encarnacion di Avila a vent’anni, dopo un travagliato percorso interiore, divenne una delle figure più importanti della Riforma cattolica grazie alla sua attività di scrittrice e fondatrice delle monache e dei frati Carmelitani Scalzi. Fu proclamata santa da papa Gregorio XV e annoverata tra i dottori della Chiesa da papa Paolo VI insieme a Santa Caterina da Siena. Santa Teresa di Gesù è anche Maestro di fede della Chiesa anglicana.



Sulla plaza de la Santa sorge il convento de Santa Teresa fondato nel 1636 con accanto la chiesa barocca in pietra grigia, dalla facciata con timpano fiancheggiato da due torri con campane e nel mezzo un’edicola con la statua della Santa. Sulla piazza su un basamento di granito è posta una statua di Santa Teresa in aspetto mistico con lo sguardo rivolto al cielo.

Ricordo ancora la visita al Monasterio de la Encarnacion situato al difuori della cinta muraria, fondato dai Carmelitani e dove Santa Teresa passò la maggior parte della sua vita. Ed ancora ripenso al Real Monasterio de Santo Tomas e non da ultimo l’interessante camminamento sulle mura merlate con la splendida vista su tutta la città.

Per ultimare il nostro breve….tour nella Spagna centrale, non poteva mancare la visita a El Escorial. San Lorenzo de El Escorial è un comune situato nella comunità autonoma di Madrid a 900 m s.l.m. Qui Filippo II fece costruire l’intero complesso come residenza e pantheon dei re di Spagna, per essere monastero e chiesa, oltre che dimora regale.



L’Escorial è un grandioso edificio quadrilatero, con lunghe e uniformi facciate che si saldano agli angoli in quattro possenti torri. Si presenta al visitatore con un aspetto severo e imponente dettato anche dal granito grigio-bruno con cui è stato realizzato.

Per riuscire ad ammirare sommariamente El Escorial, si dovrebbe avere a disposizione almeno vari giorni, ma ahimè noi eravamo ormai al termine del viaggio e quindi ci siamo accontentati di una visita lampo….quasi rincorrendo la guida che dissertava animatamente cercando di catturare la nostra attenzione.

La parte accessibile ai turisti comprende la Basilica, il convento il Palazzo Reale e il Pantheon; una lunga teoria di sale, gallerie, immensi spazi, una raccolta di opere d’arte inimmaginabile. Ricordo la vastissima biblioteca voluta da Filippo II per riunire sui suoi scaffali tutto il sapere della propria epoca. Naturalmente all’esterno non mancano i verdeggianti giardini con bellissime siepi di bosso. Si dice anche che il Monastero sia “ l’ottava meraviglia del mondo”, sempre che la numerazione sia attendibile, e che rappresenti una sintesi completa dello spirito cattolico e imperiale della Spagna.

Mi sia permesso ancora, ricordare la mia prima visita al El Escorial avvenuta in una giornata nevosa, assieme alla mia Paola, nel febbraio del lontano 1968, al termine di un lungo viaggio di nozze.

E così siamo giunti al termine del nostro peregrinare nella Spagna reale senza però tralasciare una fugace visita in autobus lungo i calle mayor di Madrid prima di approdare all’aeroporto Adolfo Suàrez Madrid Barajas.

Un viaggio istruttivo artistico-culturale che oltre a individuare e scoprire monumenti non sempre noti, ha spiegato chiaramente il passaggio dalle forme e tecniche costruttive ancora artigianali nel periodo romanico, alle costruzioni imponenti ardite e longilinee nel periodo gotico, frutto di studi di ingegneria primo rinascimentale. E’ quasi una trasmigrazione dei valori architettonici romanici nella nascente arte gotica che dalla Francia si diffuse in tutta Europa.

Un grazie particolare a Don Maurizio animatore e organizzatore di questo interessantissimo viaggio, e un caloroso invito a continuare su questa strada.


A. Ferrari

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