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Archivio: una Parola in Primo Piano

Carissimi...



 
Carissimi,
in questi giorni, tra un bagaglio e l’altro, e negli interminabili adempimenti del trasloco, rivedo con interiore consolazione e con affetto, proprio sullo sfondo della nostra chiesa parrocchiale, i vostri volti e le vicende di ciascuna delle vostre famiglie: adulti e piccoli, per me siete stati in questi anni il segno quotidiano del linguaggio di Dio dentro la nostra vita. Battesimi, prime comunioni, cresime, confessioni, matrimoni, feste e funerali.

Grazie, per quanto mi avete insegnato, e per la vostra fraterna comprensione e pazienza. Ho imparato dalla vostra sensibilità che l’indifferenza è oggi la vera malattia degenerativa, che può colpire tutte le professioni e qualunque programma; e che è una grazia per lo spirito vivere la quotidianità e la festa in modo da non dissipare la vitalità del bene.

E’ dunque vero che la parola del Signore, che leggiamo attraverso i caratteri della Scrittura – ma non solo -, consegna ed espande il suo nutrimento in coloro cercano di alimentarsene.

Grazie per tutto quello che, anche a vostra insaputa, m’avete insegnato, giorno dopo giorno.

E buon cammino, con don Maurizio che presto sarà il vostro Parroco e vostra guida.

La comunità si trasforma, i piccoli crescono, gli adulti apprendono, persino dai propri errori, ma certo non solo da quelli, la pacatezza del trasmettere il Vangelo e l’intensità della comunione.

Via abbraccio di cuore.

Don Gianfranco

Milano, 24 agosto 2017
 

Giovedì, 24 Agosto 2017

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136