Parrocchia S. M. Segreta in Milano:        Dove siamo        Orario SS. Messe         Contatti          Facebook!

L’esistenza è un fatto, vivere è un’arte



 
Nessuno di noi ha scelto di venire al mondo, ma bisogna che ciascuno impari a vivere: come impariamo tutte le arti e i modi, come impariamo a usare uno strumento musicale, o a scolpire il legno e la pietra, ad esprimerci con la parola.
L’educazione ha questo compito.
Attualmente, però, l’educazione si preoccupa sempre meno di trasmettere un “saper essere”, presa com’è dal trasmettere un “saper fare”. E’ come se il suo compito, oggi, avesse privilegiato il mostrarci come far fronte alle sfide esteriori dell’esistenza più che alle sfide interiori. Diciamone una su tutte: come essere in pace con se stessi e con gli altri. Come gestire la sofferenza? Come conoscere noi stessi e risolvere le proprie contraddizioni? Come raggiungere una vera libertà interiore? Come amare?
Dietro queste domande, si apre il gioco verso una felicità vera e durevole, la quale – come sempre più si riconosce – ha a che vedere più con la qualità del rapporto con se stessi e con gli altri che con il successo sociale e con la disponibilità di beni di consumo.
La religione pensante, lungo i millenni, ha svolto questo ruolo di educazione della vita interiore. Perché oggi sempre meno, come pare? Per le sue rigidezze, e per una presa minore sulle coscienze? Oggi sempre di più cerchiamo un “senso”, e non ci fermiamo alle più o meno riuscite codificazioni. Rinnovare lo sguardo sulla realtà storica è condizione per poter toccare lo spirito dei nostri contemporanei, che non sempre sono solo compulsivamente affaccendati, ma continuano a interrogarsi sul senso della loro esistenza e su come condurre una vita buona. Tra un’ ideologia consumistica (e quindi impoverente l’umano) e una religione di aride formalità, i più attenti e sinceri attendono di potersi abbeverare ad acque vivificanti e di potersi riconoscere in un respiro che libera.
Certo, dovremo avere grande cura di non buttare via le chiavi grazie alle quali possiamo raggiungere e liberare la nostra libertà interiore. I segnali desiderati hanno anche un nome: disporsi ad accogliere la vita com’è, continuare a conoscere se stessi e imparare a distinguere “qui e ora” un livello d’esperienza dall’altro, imparare a padroneggiare se stessi, fare silenzio dentro di sé, decidersi a scegliere e …perdonare. Sono queste le preziose chiavi da non perdere nella vita.
Sarà sempre sorprendente scoprire di volta in volta che cosa ci rende felici o infelici; sarà sempre saggio non venire a patti con l’ignoranza, e diventare capaci di virtù e amicizia, nel respiro della libertà.
Nutra i nostri passi il gusto del bello, del vero e del bene, nell’ordine con cui la vita di volta in volta ce li insegna. E’ assolutamente necessario che non ci fermiamo al catechismo dell’infanzia, ma anche con l’attenzione saggia a non smarrirlo per viltà.

dgf
 

Mercoledì, 10 Maggio 2017

Archivio: una Parola in Primo Piano

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136