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Una Comunità aperta a tutti

 

Il cammino di una parrocchia: una comunità aperta a tutti

 

UNA SCALETTA DI CONSIDERAZIONI

1. I due atteggiamenti sono dinamicamente intrecciati, e l'uno non è riduttivo dell'altro. Il "pensare" e l' "agire" ecclesiale non può in alcun modo essere chiusura nel confronti della società e del suo volto storico. Dovrebbe avverarsi proprio il contrario: la vocazione che ci è propria è quella di essere una comunità fraterna in Cristo e di essere segno e sacramento della comunione con Dio e dell'unità dell'intera famiglia umana.

2. Tutta la necessaria e continuativa formazione del prete deve mirare a insegnargli uno stile di relazione e a un lavoro coordinato "in rete".

3. Parallelamente la sua ininterrotta formazione non può che mirare a sapersi calare in "questa testimonianza" e nell'impegno di affrontare il reale giorno per giorno, dando prova di sensibilità rispetto alle attese, spesso inconsapevoli, delle persone.

4. Qui si situa un chiaro e generoso servizio alla speranza, secondo uno stile di prossimità alla gente e con tratti che non siano divorati dall'affanno. Questo sarà il frutto di una pacata collaborazione con i più attenti e di una proposta pastorale-educativa non dispersiva e incisivamente unitaria, oltre che semplice. Il cristianesimo non è un mare di cose da sapere, da ricordare, da fare: non è un fardello sulle spalle.

5. La "cura d'anime" risulterebbe molto riduttiva se si fermasse all'autoreferenzialità senza ascolto, quando non ci si cura di quelli che non fanno puntuale presenza (di presenza debole). Nessuno può ritenersi proprietario della propria comunità e restare incapace di tenere le porte aperte a chi non è (ancora) nella cerchia.

6. La parrocchia non può essere una stazione di servizio per l'amministrazione dei sacramenti: ci si deve sempre interrogare su come evitare di essere fiscali o semplicemente accomodanti. Difficile statuire la misura giusta, eppure dobbiamo con saggezza e carità individuarla. Non servono a questo gli scambi in Decanato?

7. Il nucleo originario dell'annuncio cristiano (il kerigma) e gli approfondimenti con le relative espansioni creative della catechesi e della teologia (la didakè): l'annuncio mira all'obbedienza del cuore e della mente a Cristo; la celebrazione domenicale nella liturgia della parola all'interno della celebrazione Eucaristica è chiamata a mettere in primo piano proprio la dilatazione del "mistero" nel procedere quotidiano della vita.

8. Immaginiamo quindi le seguenti tre situazioni:

   a) Vi sono quelli in cui la fede rimane latente e viene magari percepita come incomparabile con gli impegni       ordinari della          vita adulta. A queste persone non manca la lingua e l'immaginazione cristiana, ma tuttociò è rimasto come in forma infantile: per loro la riscoperta della fede in età adulta appare come un nuovo venire alla fede.

   b) Vi sono quelli che si sono allontanati, impercettibilmente o per una presa di coscienza. Si tratta allora di curare una rifondazione della fede. Il loro bisogno è quello di incontrare una comunità persuasiva per la sua vita liturgica, per le forme del suo annuncio, per lo slancio intelligente della carità, ma anche di poter disporre dei cammini di ripresa della fede, di imparare per la prima volta la lingua cristiana, l'accostamento alla Parola, il senso dei gesti della fede. Sorge una precisa domanda: Quali figure ministeriali nuove occorrono perché la Parrocchia sappia rispondere a questi "appelli"?

   c) Vi sono quelli che si affacciano perché desiderano ricevere il Battesimo. Occorrono "antenne" per intercettare questa domanda. Persone, luoghi, stili che sappiano accogliere.

9. Costruire progressivamente una "rete" capillare per lavorare insieme nello stile della comunione. Ogni Parroco diviene luogo realmente simbolico di comunione.

segreteria@santamariasegreta.it

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Catechismo della Chiesa Cattolica:  http://www.vatican.va/archive/ccc/index_it.htm       

Libri della Sacra Bibbia:                 http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM 

Vangelo secondo Matteo                 http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PTP.HTM 

Vangelo secondo Marco                  http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PUH.HTM 

Vangelo secondo Giovanni              http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVL.HTM

Vangelo secondo Luca                    http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PUX.HTM
     

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136