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Sergio Valzania, "SPARTA e ATENE. Il racconto di una guerra", 2017

Sparta e Atene sono diventate il simbolo di due modi di pensare, di due visioni del mondo in antagonismo tra loro. Sparta è frugale, tradizionale, conservatrice, guerriera; ha un sistema sociale-politico  chiuso, immobile, il potere è  concentrato nelle mani di un piccolo gruppo di famiglie. Atene è una citta vivace, in evoluzione, “alla ricerca della bellezza”. Ai proprietari terrieri ateniesi, che detengono il potere, legati ad una concezione tradizionale della politica, si affianca un nuovo ceto di nullatenenti, commercianti, costruttori di navi, artigiani che chiedono di partecipare sempre di più alla vita pubblica. Atene “rappresenta una concezione dell’uomo allora rivoluzionaria e che ancora oggi condiziona il nostro modo di parlare e di pensare”.
 All’inizio del V sec a. C. le due città sono alleate e sono protagoniste insieme della resistenza contro il tentativo persiano di acquisire la Grecia. Dopo le vittorie ateniesi-spartane di Salamina 480 e di Platea 479 le strategie delle due città divergono. Atene ritiene necessario continuare la lotta contro i persiani e promuove l’iniziativa di riunire, sotto il controllo ateniese (la Lega di Delo), tutte le città che temono i persiani, chiedendo loro un contributo annuo da versare alla Lega, allo scopo di mantenere una flotta che possa combattere quella persiana.  Lo scopo finale è di escludere la presenza dei persiani in tutto l’Egeo. Sparta non aderisce alla proposta di Atene per non sottomettersi ad Atene e pian piano molte altre città che avevano aderito alla Lega di Delo si ribellano, non pagano il contributo e si alleano con gli Spartani contro Atene.
Nel 431 Sparta dichiara ad Atene la guerra che durerà fino al 404 a.C. con la vittoria di Sparta che abbatte le mura di Atene. Senofonte indica tale momento come fine della guerra. Tucidide individua e racconta dettagliatamente questo periodo di guerra di 27 anni, particolarmente accesa, che chiamerà “Guerra del Peloponneso”.
Seguirà un periodo di circa 40 anni, dal 404 al 362, nel quale riprende la lotta tra i persiani e la comunità egemone della Grecia, sostenuta da Sparta, per il controllo e la libertà delle città lungo la costa dell’attuale Turchia. Gli spartani sostituiscono gli ateniesi nel confronto con l’impero persiano fino alla morte di Ciro , il grande re persiano, e alla pace di Antalcida che garantisce  la prevalenza persiana  nell’area orientale dell’Egeo  e in cambio attribuisce agli spartani il controllo sulla Grecia propriamente detta e sulla parte insulare dell’Egeo.
Il libro di S. Valzania, edito nella prestigiosa collana “La memoria n. 1061”dell’ Editore Sellerio , è molto piacevole,  “racconta”  in maniera discorsiva e leggera i numerosi fatti che si susseguono in quegli anni,  ora a favore di Atene, ora a favore di Sparta. L’A. cerca di mettere in evidenza l’attualità dei problemi di allora che ancora oggi ci assillano e delle soluzioni via via adottate da uomini come noi “animati dagli stessi sogni, dalle stesse vanità  e purtroppo anche dalla stessa stupidità”. I libro, documentato e rigoroso, ci offre tante considerazioni sorprendenti, tanti insegnamenti ancora validi e una galleria di figure umane, da allora divenute simboliche e archetipi dell’Occidente.

Sergio Valzania, Sparta e Atene, Il racconto di una guerra, SELLERIO, 2017, pagg. 151


 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136