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Donatella Di Pietrantonio, "L'arminuta", 2017

A tredici anni una ragazzina, che i genitori con già troppi figli avevano “regalato” in fasce ad una lontana cugina, viene obbligata a tornare nella sua famiglia naturale, anche se prima non l’ha mai incontrata e non sa per quale motivo e per quanto tempo dovrà restare. Per lei tutto cambia: la casa di prima, linda e signorile, viene sostituita da un grande palazzone popolare, fatiscente e sporco, e  la famiglia in cui è cresciuta viene sostituita da un’altra, affollata di ragazzi e di bambini dai 17 anni in giù, tutti suoi fratelli che non ha mai visto. Anche le modalità relazionali cambiano drasticamente: i suoi precedenti genitori erano affettuosi e protettivi ma ora vede i comportamenti violenti del padre sui figli ed il nervosismo della madre, troppo presa dagli impegni di casa e dalla necessità di far sopravvivere tutti, senza o quasi soldi. La ragazzine si deve adeguare: deve mangiare quello che c’è, affrontare dei compiti casalinghi che, a parte le pulizie, non ha mai fatto, deve adattarsi, lei che non ha mai dormito nello stesso letto con qualcuno, a dormire insieme ad una sorella che soffre  di enuresi quasi tutte le notti.  Dapprima vorrebbe ribellarsi, ma è inutile, non riesce neppure  più a raggiungere per telefono i suoi genitori di prima e non ha neppure i soldi per poterlo fare. Negli incubi notturni sogna che la causa del suo allontanamento è la morte di quella che credeva sua madre e urla. Poi comincia ad adattarsi e scopre il rapporto con i suoi fratelli, in particolare con Adriana, quasi sua coetanea, con Giuseppe, l’ultimo piccolo un po’ disabile, e con Vincenzo, il fratello più grande che già va a lavorare e che è attratto da lei. Quando riesce a scrivere una lettera alla sua precedente mamma, le arrivano un po’ di soldi e con quelli decide di tornare un giorno in città insieme ad Adriana ed a Vincenzo, per scoprire la causa del suo trasferimento forzato: ma nella casa sul mare in cui aveva vissuto non c’è più nessuno. Così, non può far altro che tornare nella sua nuova famiglia, accorgendosi che anche lì può essere se stessa. La morte improvvisa di Vincenzo accresce il disagio di tutti ed anche le responsabilità della ragazzina. Solo la scuola e le soddisfazioni che ne riceve le ricordano la vita di prima, soprattutto quando, al termine della scuola media, le due famiglie, quella di prima e quella attuale,  decidono di farla proseguire nelle superiori. La sua precedente madre l’aiuterà economicamente, ma non la rivuole vicina: il liceo lo farà come pensionante presso una famiglia estranea, accettando un secondo allontanamento. Questa volta, però, rimane fermo ed importante il legame con la sua seconda famiglia, in particolare con Adriana e Giuseppe. Ed è Adriana che, alla fine, rivelerà alla ragazzina il perché la mamma che l’ha cresciuta l’ha poi rimandata a quella che l’aveva messa al mondo ed  il motivo per cui lei è diventata “l’arminuta”, la restituita.
Bianca Avanzini

Donatella Di Pietrantonio, L'arminuta, Einaudi, 2017

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136