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Don Matteo presenta al parroco il dono della Comunità



 
Presentazione del dono a don Maurizio

Caro don Maurizio,
prima di concludere la celebrazione vorrei illustrare a tutti il dono della Comunità di Santa Maria Segreta in occasione di questo tuo solenne ingresso come parroco. Si tratta della preziosa casula che hai indossato in questa Eucarestia. Così tutte le volte che la vedremo durante una liturgia ci ricorderemo di questo giorno di festa, e di quale prezioso dono sia la tua presenza per la fede di tutti noi.

I paramenti che tuttora si utilizzano nella liturgia sono gli eredi di antichi abiti di uso profano, risalenti fino all'epoca dell'Impero Romano. Nel corso dei secoli, però, la tradizione della Chiesa li ha arricchiti di significati simbolici molto interessanti.

La parola "casula" significa "piccola casa". E' bello pensare che celebrando l'Eucarestia il sacerdote prenda su di sé quella "piccola casa" che è la comunità parrocchiale, aiutandola a stringersi attorno a Cristo pietra viva, per diventare veramente un edificio di "pietre vive". Ho letto anche che la casula deriva da un indumento che i Romani utilizzavano come mantello da viaggio. E così ci ricorda che siamo sempre in cammino verso il Regno di Dio, e che il sacerdote ha il compito di farsi guida di questo popolo pellegrinante.

Infine anticamente la casula veniva indicata anche con il sinonimo di "pianeta", proprio per la sua forma circolare. E anche qui mi sembra significativo richiamare che l'Eucarestia che il sacerdote celebra con la comunità non è mai per chiudersi in se stessi, ma per farsi carico delle necessità del mondo intero, per essere "Chiesa in uscita", come dice papa Francesco.

Il dono di una preziosa casula in questa occasione ci permette di valorizzare anche una tua particolare attenzione, che i parrocchiani di Rovello Porro hanno potuto apprezzare in tutti questi anni, e che noi in queste prime settimane stiamo imparando a conoscere, cioè la tua cura per la bellezza e per la liturgia.

La fede cristiana ha saputo sempre esprimersi come bellezza nelle sue diverse forme, la musica, la letteratura, le arti. Ma in particolare la liturgia della Chiesa è quel luogo in cui si vive quell'esperienza di bellezza che si fa lode a Dio e che ci ricorda che "la terra è piena della sua gloria".

Siamo certi che nel cammino che ora si apre ci saprai educare alla scoperta e alla pratica di questa bellezza, nelle sue diverse forme e linguaggi. Di questo fin d'ora ti vogliamo ringraziare.

Nelle antiche orazioni che erano prescritte perché il sacerdote le recitasse quando indossava i diversi paramenti, quella per la vestizione della casula o della pianeta diceva così: "O Signore, che hai detto: Il mio gioco è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo [indumento sacerdotale] in modo da conseguire la tua grazia".

Speriamo - come comunità parrocchiale - di poter essere per te un giogo soave e un carico leggero!

don Matteo
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136