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Carlo Cognetti, "Le otto montagne", 2017

Le montagne sono il quadro di riferimento dello spirito e della vita di una piccola famiglia, una vita che si dipana per decenni tra una Milano sporca e frenetica ed un piccolo mondo verde e sereno sotto il Monte Rosa. Al centro di tutto stanno le relazioni familiari ed amicali. Il padre è chiuso, irritabile e scontroso e sembra riappacificarsi con se stesso e con il mondo solo quando sale fino alle cime più alte, mete necessarie da conquistare per sentirsi in pace  e per riuscire a respirare in sintonia con gli altri,  ma anche mete che, una volta raggiunte, perdono significato, fino ad una nuova conquista. La madre è una figura positiva, consapevole ed equilibrata, attiva ed amorosa: ai “tremila” preferisce i ”duemila”, con i prati, i fiori, gli animali selvatici ed i boschi di cui godere, ed anche i “mille”, con i paesini, le case e le fontane dove trovare un luogo da vivere e le persone con cui dialogare. Pietro, il figlio, fin dall’infanzia desidera essere stimato dal padre, scoprendosi però sempre inadeguato rispetto al modello paterno ed anche per questo entra spesso in conflitto con lui. Man mano che cresce, il ragazzo si sente sempre più inadeguato fin quando scopre, tra le sue montagne, un amico che irrompe nella sua vita in modo improvviso ed esaltante. L’amicizia con Bruno gli insegna la bellezza della natura, si tempera con le arrampicate in coppia, gli fa sperimentare il significato, le difficoltà e l’ importanza delle relazioni tra gli uomini. Per qualche anno sembra che Pietro, nonostante la precoce morte del padre, abbia trovato un equilibrio, per l’amicizia profonda con Bruno e, simbolicamente, per la piccola casina appena sotto al ghiacciaio ricostruita insieme all’amico, un rudere che il padre gli ha lasciato in eredità, quasi per additargli la strada giusta da percorrere. Poi, pian piano, tutto cambia: Pietro sceglie di lasciare l’università e di diventare fotografo e reporter;  gli incontri con Bruno divengono più rari, la comprensione e la sintonia reciproca più fievole, l’esperienza di vita di ciascuno sempre più diversa, non solo per la distanza fisica ma anche per il fallimento dell’ allevamento di bovini di Bruno e per il successo del lavoro di Pietro nel Nepal. Ma quando una valanga trascina via la casina sotto al ghiacciaio e porta via con sé anche Bruno, Pietro comprende di dover fermarsi per ricostruire tutta la sua vita. Ed allora ripensa a quanto gli ha raccontato un vecchio e saggio portatore nepalese disegnando per terra un antico “mandala”: esso mostra un cerchio suddiviso in otto spicchi, ognuno dei quali rappresenta una fase della vita di ciascun uomo. Tutto intorno ci sono le 8 montagne e gli 8 mari che indicano il percorso faticoso della ricerca di sé che ogni uomo deve compiere, ma la saggezza e la conoscenza si possono raggiungere solo se e quando si riesce ad arrivare al centro del cerchio, dove è posto un unico altissimo monte da cui si vedono le otto montagne e gli otto mari dall’alto, con la saggezza necessaria per comprendere la verità su di sé e sulla propria intera vita.
Bianca Avanzini

Paolo Cognetti, Le otto montagne, EINAUDI, 2017
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136