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Abruzzo 2012

Chiese d’Abruzzo.  Appunti di viaggio 

Le chiese che abbiamo visitato sono tutte sostanzialmente coeve, realizzate in un arco di tempo fra il 900 e il 1100: nel periodo di transizione tra il romanico e il gotico. La compresenza dei due stili è facilmente leggibile dalla coesistenza delle arcate a tutto sesto e a sesto acuto;  questa compresenza è però frutto non della mera successione temporale, ma,  a mio parere, della accettazione critica della validità dei due linguaggi. Alla sequenza di archi a tutto sesto si accostano nelle crocere  gli archi ogivali e viceversa.

Emblematica di questa accettata convivenza è il porticato di S. Clemente, evidentemente eseguito in un solo momento e che presenta nel  portale centrale un arco a tutto sesto, affiancato da due archi ogivali ai lati.

Fra le chiese visitate  ho notato una felice coesistenza  di due disegni delle fronti: sono infatti compresenti sia  il classico frontone basilicale a spioventi sia l’originale frontone “aquilano” ad andamento rettilineo. Il disegno di questo frontone è stato per me una felice rivelazione: all’interno dei centri urbani è assai meno incombente di quello basilicale, segnalandosi unicamente con il rosone e il portale e non rompendo lo Sky line urbano:  è insomma, a mio parere, un intervento che “si inserisce correttamente nel contesto”, come usiamo ora definire questa esigenza negli interventi edificatori nei centri storici. Gli esempi  di queste mie osservazioni sono le Cattedrali in Lanciano e ad Atri.

Un’ ulteriore compresenza in tutte queste chiese è il ricco campionario di portali di accesso : una importante presenza della scultura, frutto di maestranze di varie provenienze,  ma specialmente locali che si manifesta in un’esuberante maestria manuale e soprattutto in una grande’originalità ed inventiva compositiva: tutti gli strombi dei portali sono sempre differenti, il lato destro è sempre diverso da quello sinistro, quasi che l’artista volesse dimostrare la propria abilità manuale e soprattutto la propria inventiva ed autonomia dallo schema simmetrico.

Due appunti da L’Aquila:

Ho incontrato alla Fontana delle 99 cannelle una incredibile invenzione moderna. L’artista ha rinunciato alla formazione del solito monumento intorno al quale si deambula ed ha inventato il monumento  nel quale si entra: ha creato uno spazio urbanistico-architettonico di misure rigorosamente controllate racchiuso in un contenitore arricchito da una elegante decorazione bicromato-geometrica tale da creare uno spazio metafisico, ancorato alle vecchie mura della città: senza parole!.

Sono ora di fronte alla Chiesa principe dell’Abruzzo, S. Maria di Collemaggio. Il partito decorativo di questo fronte è opera di straordinaria invenzione, ben più ricercata rispetto agli altri esempi noti,  che sono quelli toscani dei fronti a strisce bianche e nere: qui c’è una ben più sapiente invenzione di un disegno geometrico-cromatico che colloquia a poca distanza con quello della fonte delle 99 cannelle. All’interno della Cattedrale sono rimasto affascinato ed attratto dallo sciame di luce proveniente dal fondo della chiesa dov’era la cupola crollata. 

Ho fatto un sogno:  mi sono inoltrato nella grande navata e ho alzato gli occhi: una grandiosa cupola di vetro inonda di luce la chiesa. La comunità aquilana, quella delle 99 cannelle,  ha rinunciato alla mera , scontata e acritica ricostruzione “dov’era e com’era” della cupola crollata e ha voluto ancora creare un monumento nel quale si entra. Il monumento ricordo del terribile evento naturale che nei secoli  rincorre la città. Dentro questo monumento gli aquilani si ritroveranno a ricordare e  a pregare.

Ernesto Giorgetti

 

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WEBAlbum di fotografie del Viaggio in Abruzzo dal 26 al 30 aprile 2012:

L'incontro con il Parroco della Cattedrale di S. Tommaso ad Ortona:

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La Transumanza di Santa Maria Segreta.                  

 Spunti di viaggio: 

°   contrasto tra il paesaggio dolce e ricco di vegetazione e la lacerazione provocata dal terremoto

°   lo shock nell'assistere alla Messa nel santuario di Santa Maria di Collemaggio, quasi accecati dalla luce proveniente dalla copertura trasparente del presbiterio squarciato dal sisma. Le basi dei pilastri che reggevano la volta come radici di immensi alberi divelti. L'emozione ci ha portato a un forte senso di comunione tra noi e con i fedeli presenti

Dora

 

Uomini e luoghi

(pensieri dopo una gita comunitaria in Abruzzo)

Sono stati giorni rivelativi, in Abruzzo. Oltre le verdi distese, ho visto spiccare dai prati i fiori di pietra delle chiese romaniche. A perdita d’occhio, il lavoro di mani d’artisti che non hanno dimenticato d’essere mani di vita: coltivando, intrecciando, assemblando, allestendo la tavola del pane, dell’olio, del vino e le solide mense di fede speranza carità. Se non è sinfonia di pace, questa … Laboriosità, intelligenza, tenacia, fierezza: esse hanno firmato lì la fermezza simbolica della gente nella propria storia. Ho respirato aroma di dialogo non fittizio tra natura e cultura. Autorevolezza di acquisita armonia dell’umano. Non ripeteremo quella sintesi, ma dovremo a nostra volta inventare le stesse necessarie alleanze. E se ci fosse capitato di distrarcene e di averne smarrito l’abilità creativa, tutto questo patrimonio sta lì a ferirci di nostalgia e a sfidarci ad essere all’altezza del compito di redimerci dalle usurpazioni inferte all’alleanza di  cultura e natura, di materia e spirito (l’alleanza o è “dentro di noi” o non è).avorare la terra e sulla terra, certo: è lì che gli uomini compongono “corporalmente” il loro inno alla vita; purché in un momento della giornata, in una pausa della settimana, in qualche sosta eccezionale della vita, le mani che hanno lavorato e la teste che hanno progettato si fermino e si volgano a benedire, a offrire, ad accogliere … Anche il corpo deve sentirsi persona, nella calma e nella riconoscenza.                                                                                                                    

dgf

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136